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Agane, Krivapete e Torke: perché la natura nel folklore friulano ha un volto femminile?

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  Ci sono luoghi, in Friuli Venezia Giulia, nei quali il paesaggio sembra ancora suggerire che non tutto appartenga all'uomo. Un torrente che scompare tra le rocce. Una grotta nascosta dalla vegetazione. Un sentiero che sale verso un bosco sempre più fitto. L'acqua di una sorgente che continua a scorrere anche quando intorno non c'è nessuno. Per secoli questi non sono stati soltanto elementi del paesaggio. Erano confini. Da una parte c'erano il paese, la casa, i campi coltivati, le strade conosciute. Dall'altra cominciava qualcosa di diverso: la montagna, il bosco, l'acqua, la notte. Luoghi necessari alla vita, ma mai completamente controllabili. Ed è proprio lungo questi confini che il folklore ha collocato alcune delle sue presenze più affascinanti. Molte hanno sembianze femminili. Le Agane , legate soprattutto alle acque e ai luoghi umidi. Le Krivapete , donne selvatiche associate alle Valli del Natisone e a un mondo fatto di grotte, boschi e mo...

Chi erano davvero le Mari da Not? Origini, storia e significato di una famosa leggenda del Friuli

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Chiunque sia cresciuto in Friuli Venezia Giulia, o abbia avuto la fortuna di ascoltare i racconti dei nonni nelle lunghe sere d'inverno, prima o poi si è imbattuto in un nome destinato a lasciare il segno: la Mari da Not . Per alcuni era semplicemente una strega. Per altri una creatura senza volto che vagava nei boschi dopo il tramonto. C'era chi la immaginava avvolta in una veste nera e chi, invece, sosteneva che fosse poco più di un'ombra capace di confondersi con la notte stessa. Qualunque fosse il suo aspetto, una cosa era certa: nessun bambino desiderava incontrarla.     Come accade per quasi tutte le figure del folklore, anche la Mari da Not è arrivata fino a noi attraverso il racconto orale. Non esiste un testo che ne definisca con precisione l'aspetto o il comportamento. Ogni paese, ogni valle e, talvolta, ogni famiglia ne conservava una versione diversa. È proprio questa capacità di trasformarsi ad averle permesso di sopravvivere nei secoli. Nelle zone montan...

Il Friuli non trema: memoria, resilienza e l’eredità di Zanardi

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C’è qualcosa di profondamente simbolico in quello che è accaduto oggi allo Stadio Friuli (mi scuserete ma per me rimane questo il suo nome). La partita tra Udinese e Torino è passata quasi in secondo piano, perché a parlare erano le splendide maglie bianconere: “Il Friuli ringrazia e non dimentica”. Una frase semplice, ma densa di memoria.   Non è solo un omaggio. È un modo di stare al mondo. Il richiamo è inevitabile al Terremoto del Friuli del 1976, una ferita profonda che ha segnato la storia di un’intera regione — e che quest’anno, nel suo cinquantesimo anniversario, torna a farsi memoria viva. Nella tradizione popolare si dice che si sia risvegliato l’Orcolat, la creaturaleggendaria che rappresenta la furia del terremoto , già evocata nei racconti di chi quella notte l’ha vissuta davvero. Ma il Friuli non è rimasto prigioniero di quel dolore. Lo ha attraversato, lo ha trasformato. Lo racconta un motto che non è solo una frase, ma una dichiarazione di identità: “Il Friuli t...

Il Boborosso di Vildipoz

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Ci sono racconti che nascono per spiegare il mondo. Altri, più pericolosi, nascono per giustificarlo. Il Boborosso appartiene alla seconda categoria. Questo testo racconta una delle storie che circolano a Vildipoz. Si può leggere da sola. Ma chi conosce il paese sa che nessuna storia, qui, è mai davvero isolata.     Il Boborosso era una di quelle storie che a Vildipoz si raccontavano senza mai volerle davvero spiegare. Una minaccia leggera, buttata lì come una filastrocca storta, buona per far rigare dritti i bambini e tenere viva una paura antica, più vecchia del paese, dei campi e del mondo stesso. Diego Saccavino aveva otto anni e la ribellione in tasca. Non una ribellione epica o romantica, ma quella fastidiosa, insistente, appiccicosa dei bambini che nascono convinti che il mondo gli debba qualcosa. Figlio di Ivana, la barista del turno del mattino, la donna che sapeva sorridere a chiunque tranne che a lui e di Marco Saccavino, il meccanico più bravo e più irrive...